18.6.11

Sciacallaggi

Nessuna pretesa.
Soltanto, mi dicevo: come non condividere questo pezzo di poetica, rara umanità?

(le parti annerite sottendono il mio nome e cognome reali e la mia cittadinanza: "Noi sappiamo chi sei")


Specialmente quando trattasi di risposta ad un commento - amareggiato, sì, ma comunque assai rispettoso e pacato nei toni - sul triste destino (anche dopo la sua scomparsa) di una delle artiste più inarrivabili e, per me, fonte di dolcezza e tenerezza uniche.

Manco a dirlo, il lavoro dello staff - lavoro di diffusione (?!), di promozione e divulgazione (??!) - è attualmente diretto dalla s.ra Sisini: ma non è un po' troppo semplice guadagnare sui talenti altrui?
E come pretendere, poi, dediche e tributi da parte di una - già più che risibile - amministrazione comunale (quella della città natale dell'artista, intendo), quando Giuni Russo = Un'estate al mare o, ben che vada, Alghero?

10.6.11

Diversità mutanti

Non sono un amante dei fumetti. A parte Topolino e i di lui parenti quand'ero bambino, a parte una decina di numeri di Diabolik comprati e letti per ammazzare qualche minuto sul treno, non ho mai letto molto del genere.

Sì, ho provato, una volta, a comprarne un numero; ma vedendo il rapporto quantità (non più di quattro fogli) - prezzo (ai tempi circa duelleuriecinquanta, se non ricordo male) e considerando la mia innata (leggasi però: mai nata) disposizione per i fumetti, appunto, ci rinunciai in partenza.
Sto parlando della più che famosa serie della Marvel, X-Men.

(fonte: comingsoon.it)

Ma ieri sera sono andato a vedere l'ennesimo film della serie: X-Men, L'inizio.
Che poi è il prequel dell'intera trilogia, come da sottotitolo.
Trilogia che vidi parecchi anni fa, e tutta d'un fiato.
So bene che tutt'e cinque le pellicole (la quarta è lo spin-off su Wolverine, che alla mia lista, peraltro, ancora manca) hanno stravolto alcuni aspetti della storia narrata nel fumetto - con molta rabbia e astio da parte dei fedelissimi e degli intenditori, immagino. Ma, detto tra noi, non è che a me importi granché.

Dicevo, parecchi anni fa divorai l'intera vicenda dei mutanti per come è stata resa sullo schermo: e divenne passione (o quasi) a prima vista (visione). Perché lì dentro c'era tanto, ma davvero tanto. Ed era, in qualche modo, per me.
E così ieri sera: dopo averne trepidamente atteso l'uscita, in buona compagnia mi sono fiondato al cinema, per apprendere, finalmente, l'origine di tutto. E le aspettative, la curiosità e il piacere non sono stati delusi affatto.
Preciso che non amo nemmeno i filmoni americanoni con tanto di effetti speciali super-mega-galattici  e colossali: non digerisco, mi danno fastidio i film sulle catastrofi del giorno dopo o sulle statue della libertà sommerse dalle acque o cose così. 
Ma, va da sé, laddove si parli di super-poteri e super-eroi il minimo che tu possa sorbirti sono proprio i super-effetti. E ci sta.
Ci sta, se gli effetti di regia, fotografia e sceneggiatura non fanno altro che amplificare altri effetti, che stanno ben più in profondità: altri affetti.
Io non so se gli autori della Marvel abbiano iniziato la saga avendo in testa quello che ho io in testa e in cuore; e però cosa potrebbe significare, altrimenti, la storia di Erik Lehnsherr, poi quella di Charles Xavier, e quella di tanti altri personaggi? Cosa potrebbe significare la loro "mutazione"? Cosa potrebbero significare la loro comune vicenda e i loro intrecci? E cosa certe battute e certi dialoghi che, una volta fuori dal cinema o spento il monitor, ti ritrovi dentro a scavare e spalare?    
Lo confesso: io mi sono commosso, di nuovo - con tanto di lacrimuccia. 

Bah.

8.6.11



Io non so, non l'ho ancora capito, se la riconciliazione consiste in questo e non so quanto ancora perderò di me stesso.
E non so se gli altri saranno disposti ancora a perdere per strada pezzi di sé, poco alla volta.
Mettersi in discussione, inevitabilmente, mette in discussione.

Non so se questo abbia contribuito a rivangare quelle parti di me che talvolta mi sembrano tante pozze di acqua stagnante. E se sia stata proprio la riconciliazione a ridestare le scosse dall'abisso. (O i troppi caffè?)

Non lo so se, invece, il sisma è stato scatenato dai racconti di violenza che ho dovuto ascoltare e lenire di consolazioni e sostegno in questi ultimi due giorni.

Non so se serva chiedersi come mai e perché; non credo.

So soltanto che riflettere può opacizzare.
Che i tentativi di guardare-attraverso talora distorcono e tradiscono.
Che ogni cosa - o quasi - lascia impresso il proprio segno.
E che, ogni tanto, scoprirsi gli occhi e lo sguardo rende l'effettiva realtà di luce e colori, attenuando un po' il buio e le ombre.
Un acquazzone. Un bell'acquazzone ci vorrebbe: un diluvio.
E non per cancellare o purificare. Non per spazzare uomini, ricordi e lordure.
Ma solo perché possa sentire quel rumore, l'acqua, quel profumo. Vedere la tempesta.
E non ditemi che l'acqua è inodore, incolore e insapore: tanto non ci credo.

3.6.11

L'ho nascosto a me stesso per troppo tempo.
Ho esultato nella più assoluta segretezza, ho trepidato davanti alle prime proiezioni, ma senza darlo a vedere; facendo in modo che emergesse anche stavolta la mia diffidenza, il mio malizioso distacco, i "tanto è sempre tutto uguale e sono sempre tutti uguali...".
Ho detestato la fin troppo scontata euforia dei fedelissimi e sospettato una loro candida e smaccata faciloneria o - che potrebbe essere lo stesso - una cieca e studiata faziosità.
Reprimendo la mia personale e innata (ma anche motivata) simpatia e stima per l'uomo che è, in sé.
Ho ghignato, stizzito, davanti ai grilli sparlanti e subdolamente ambiziosi che gli davano addosso, che davano addosso anche a lui. Solita solfa.
Non è tutto oro quello che luccica, certo. E il cavallo buono si vede a lunga corsa, ci mancherebbe.
Però, intanto, mi godo il signorile e professionale garbo dell'uomo; mi godo le sue uscite posate e sferzanti, anche e soprattutto nei confronti dei propri capoccia che gridano le vittorie altrui ad un microfono. 
Consapevole anche del fatto che non abito a Milano e che Milano non è il mondo. Né il migliore dei mondi possibili.




Ok, sarò ancora più sincero: è stata la scelta dell'arancione ad avermi definitivamente, totalmente conquistato.



23.5.11

Balene


Poco c'era quindi da dubitare che sempre, fin dal giorno di quell'incontro quasi fatale, Achab avesse nutrito un feroce desiderio di vendetta, tanto più accanito dacché nella sua insensata morbosità era infine giunto a identificare con Moby Dick non solo tutti i suoi mali fisici, ma ogni sua esasperazione intellettuale e spirituale. La Balena Bianca gli nuotava davanti come la monomaniaca incarnazione di tutte quelle forze malvagie da cui certi uomini profondi si sentono rodere nell'intimo, finché si riducono a vivere con mezzo cuore e con mezzo polmone. Quell'intangibile malvagità che è stata al principio delle cose [...].È poco probabile che questa monomania cominciasse in lui nel preciso istante della sua mutilazione fisica. Allora, scagliandosi contro il mostro col coltello alla mano, aveva soltanto sfogata un'improvvisa, appassionata animosità corporale, e quando ricevette il colpo che lo stroncò, egli sentì probabilmente soltanto l'atroce lacerazione fisica, ma nulla più [...]: fu allora che il suo corpo squarciato e la sua anima ferita confusero insieme il loro sangue e gli sconvolsero così la ragione [...].
Se qualunque delle sue vecchie conoscenze di terra avesse soltanto a metà immaginato quel che allora gli covava in petto, come subito le loro anime atterrite e diritte avrebbero strappato la nave a un uomo tanto satanico! Essi si attendevano crociere lucrose, del lucro che si conta in dollari di zecca. Egli era fisso a una temeraria, inflessibile, oltreterrena vendetta.


H. Melville, Moby Dick o la Balena (trad. C. Pavese)