22.12.10

Ma il treno dei desideri dei miei pensieri all'incontrario va

No, non è proprio tempo di restare a casa, questo.
Sebbene oggi sia una giornata di vento, e solo dio (o chi per lui) sa quanto fastidio mi dia il vento - che poi non è vero e proprio fastidio; è, piuttosto, un misto indistinto e indistinguibile di sensazioni: strana sensazione di inadeguatezza, sensazione di inerme impotenza, tedio leopardiano, infine, appunto, fastidio e persino qualche grammo di paura - nondimeno oggi casa mi pesa. Devo andare.
E allora io quasi quasi prendo il treno e vengo, vengo da te...cara Feltrinelli. È il minimo. Ma tanto si sa che quella è la scusa per: camminare, camminare, camminare.
Così raggiungo a piedi la stazione, aspetto il treno, salgo e sto già meglio, più di come mi aspettavo. Per me è sempre stato così, coi treni. E non so se questo benessere sia dovuto al ritmo dondolante, alla miriade di paesaggi che scorre davanti al finestrino (ovviamente sempre quello di destra, sul mare per quasi tutto il tragitto) o allo scorrere - più lento lassù - dei pensieri o a cos'altro.
Arrivo alla stazione, comincio a camminare. E a perdermi, tra vetrine (di cui non me ne frega una beata m*****a, in verità) e strade, tra barboni e cani, tra sguardi presenti ma assenti, tra resti di fast-food scaraventati a terra e calpestati, in mezzo alla confusione di gente che in altri periodi non raggiunge mai questi livelli - e mi sembrano tutti dei parvenus di quelle strade, delle mie strade, che loro adesso invadono occasionalmente per trovare l'acquisto migliore al prezzo migliore, per poi tornare nelle loro case e dimenticare: opportunisti.
Entro alla Feltrinelli, affollata anche lei, peggio di una pasticceria la vigilia di natale - relativo odio per quelli che si riversano in libreria solo per togliersi il pensiero del regalo da fare: dissacratori.
Non ci riesco, oggi non è come vorrei: sono distratto, mi distraggono.
Cambio libreria, vado a quell'altra, a due passi da lì: clima - stranamente - più congeniale.
Trovo lui:



finalmente lo compro, finalmente può essere mio.
Ritorno alla centrale, mi metto nuovamente a girare tra le varie sezioni, dopo aver scambiato qualche battuta con alcuni conoscenti (di quelli che, però, non vorrei incontrare, o vorrei incontrare il meno possibile), vado da Lei e adesso sono pronto ad acquistare anche questo:



Ovviamente la fila alle casse è da sudore e brividi insieme, ma con mia grande sorpresa il traffico è molto scorrevole. 
Esco: bancarella. Lui, a prezzo stracciatissimo, quasi da vergognarsi:


Lui, compagno in un periodo importante della mia vita, un periodo che ricordo sempre con affetto. Va da sé che non posso lasciarlo lì (con tanto di testo latino a fronte).

Soddisfatto come una massaia (non sarò mica una massaia, nel profondo del mio animo?) che ha trovato i migliori prodotti per la casa, adesso posso accendermi la sigaretta che avrà un gusto diverso, più gradevole, buono; e posso tornare al treno, al mio treno.
Certo, se non continuassi ad avvertire la mancanza di qualcosa, sarei, forse, anche più contento...
Ma vabbè.

7 commenti:

Melinda ha detto...

Come dire: passare indifferente tra la gente.
Ah, se tutti si innamorassero dei libri e riconoscessero loro un potere di accompagnatori, badanti delle loro vite, chissà, forse sarebbe un mondo migliore.
Forse. Evviva x chi ancora si emoziona davanti ad una copertina!

ignominia ha detto...

well ,well, vedo che le immagini sono come le patatine, uan tira l'altra, bene, dice che valgono milleparole... ( e sono daccordo solo in parte sul valore maggiore/minore di parole o immagini)
La Dalloway l'ho ascoltato tutta l'estate/autunno letto dalla mamma di Emma Thompson (Phillida Law) mentre potavo gli olivi, ascolto faticoso perchè preferisco usare gli occhi che gli orecchi ma altrimenti ottimo libro, anche se voglio rileggerlo ocularmente.
...ho scritto un post praticamente per cui lo taglio e incollo su tigre, abbi pazienza 1qq...

Meli, se tutti amassero il libri come faremmo a riconoscerci nella massa?
pateisu

Melinda ha detto...

Ah ah... Vedi che in po' di sano snobismo nn fa tanto schifissimo?
In verità non tutto può piacere a tutti e questo e' molto sano.

UnoQualunque ha detto...

Gno, fai pure; anzi...
Sì, le immagini dicono molto e possono creare assuefazione.
Tra non molto, se sarà venuta bene, pubblico anche quella della mia torta caprese (o devo dire torta degli 'stinnicchi', che qui nel palermitano vuol dire, grossomodo, paturnie, oggi più impulsive che mai)
Il libro già mi prende molto, come sempre fa Virginia...

UnoQualunque ha detto...

ps: riguardo all'amore per la lettura...snob for ever... :)

Melinda ha detto...

Allora la torta?

UnoQualunque ha detto...

:)
Non ho avuto il tempo di fare la foto, ospiti voraci non hanno indugiato un attimo a mezzo invito.
Comunque, secondo me, avrei potuto fare di meglio: primo tentativo.